Mehr als 90 Festnahmen bei Schlag gegen sizilianische Mafia
Bei einem Großeinsatz gegen sizilianische Mafia-Clans hat die italienische Polizei mehr als 90 Verdächtige festgenommen. Wie die Polizei von Palermo mitteilte, sollen die in der Provinz Palermo und in der Toskana Festgenommenen Kontakte zu dem flüchtigen Mafia-Chef Messino Denaro unterhalten. Ihm wird vorgeworfen, die Führung der berüchtigten Cosa Nostra - der so genannten "Cupola" - wiederbeleben zu wollen.
Der Einsatz von 1200 Polizisten mit Hubschraubern und Hundestaffeln war der Höhepunkt einer neunmonatigen Fahndungsaktion der Staatsanwaltschaft von Palermo. Der für den Kampf gegen die Mafia zuständige nationale Staatsanwalt Pietro Grasso sprach von einem "historischen" Schlag gegen die Mafia. Der Einsatz mit Namen "Perseus" habe verhindert, dass die Cosa Nostra "wieder ihren Kopf hebt". Die sizilianische Cosa Nostra war 2006 durch die Festnahme ihres letzten Paten Bernardo Provenzano praktisch zerschlagen worden.
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Mittwoch, Dezember 17, 2008
Dienstag, Juni 03, 2008
La Sicilia ha bisognio di un cambiamento
I nuovi eroi della SiciliaLa Sicilia c’è nel cuore di chi la abita, di chi la conosce nella sua profondità, nella sua eterna contraddizione, nella sua infinita bellezza nelle sue molteplici tradizioni.Ma la Sicilia c’è nel cuore dei suoi figli che da lei hanno origini. Le sue radici crescono nell’anima in un religioso silenzio per poi esplodere generando una irrefrenabile voglia di conoscerla al pari di un figlio alla ricerca della propria madre.Cosa è oggi la Sicilia? Mafia, si certo chi può negarlo, ma dall’abisso di questo mare insulso, emerge sempre più una Sicilia nuova dal cuore pulito che ha raggiunto obiettivi importanti grazie ad un impegno continuo, malgrado, ha dovuto toccare con mano le collusioni tra politica, le istituzioni e la mafia, continua lottare contro un sistema criminale basato sullo sfruttamento e sulla sopraffazione. Per questo impegno qualcosa sta cambiando, ad esempio, grazie ai movimenti antipizzo, i senzacasa, oggi chiedono e ottengono le case confiscate ai mafiosi.Io faccio parte di questa nuova Sicilia e sono orgoglioso di essere Siciliano e di appartenere a questa isola che ha tanto da offrire in bellezza, in tradizioni, in cultura e in dignità umana.
Parlando delle elezioni Provinciali non capisco come mai ex imputati per associazioni mafiose e ex imputati per spaccio di droga, senza fari nomi di questi coglioni, si presentano nuovamente a questi elezioni prendendoci per il culo, facendoci capire che sono eroi - o semplicemente teste di cazzo..
Riflettete seriamente a chi dare il vostro voto..
ce una speranza di un cambiamento. Questa speranza si chiama Fabio Censoplano !
Gunnar
Gunnar, abbiamo letto tutto, e siamo d'acorrdo con te, purtroppo siamo lontano e non possiamo andare a votare
essendo li l'unica persona a dare il voto sarebbe Fabio Censoplano
Ulla e Gino from Chicago
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3.6.08
Freitag, Mai 09, 2008
Sicilia Terrasini - Cinisi, Peppino Impastato
"Sono passati trent'anni dalla barbara uccisione di Peppino Impastato e il suo esempio ci deve ricordare quale deve essere l'ispirazione del nostro impegno per una Sicilia piu' giusta". Lo dice Tonino Russo, vicesegretario del Pd siciliano, in occasione dell'anniversario della morte del militante di Democrazia proletaria. "Chi si affaccia oggi alla politica - prosegue il leader del Pd - deve avere come esempio la sua intransigenza e il suo rigore morale, la sua voglia di lottare contro le ingiustizie e la mafia''.
''La mafia, purtroppo, e' ancora una presenza invasiva che deforma la societa' siciliana. Ma qualcosa - sottolinea Russo - sta cambiando grazie all'impegno di tanti giovani, di settori importanti dell'impenditoria e del mondo economico. L'impegno dello Stato e delle forze dell'ordine e' fondamentale nel contrasto alla criminalita' organizzta ma senza l'impegno di giovani, che a Impastato guardano come esempio, di tanti commercianti e artiginai che si ribellano al pizzo non ci potra' essere speranza di riscatto". "E' per questo - conclude il vicesegretario del Pd siciliano - che la giornata di oggi e l'anniversario della morte di Peppino Impastato non sono una ricorrenza dovuta, ma un monito e uno stimolo per chi vuole continuare a cambiare la Sicilia".
''La mafia, purtroppo, e' ancora una presenza invasiva che deforma la societa' siciliana. Ma qualcosa - sottolinea Russo - sta cambiando grazie all'impegno di tanti giovani, di settori importanti dell'impenditoria e del mondo economico. L'impegno dello Stato e delle forze dell'ordine e' fondamentale nel contrasto alla criminalita' organizzta ma senza l'impegno di giovani, che a Impastato guardano come esempio, di tanti commercianti e artiginai che si ribellano al pizzo non ci potra' essere speranza di riscatto". "E' per questo - conclude il vicesegretario del Pd siciliano - che la giornata di oggi e l'anniversario della morte di Peppino Impastato non sono una ricorrenza dovuta, ma un monito e uno stimolo per chi vuole continuare a cambiare la Sicilia".
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9.5.08
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Samstag, April 26, 2008
Mafia, un altro pentito
Palermo, 26 apr. - Il pentito numero cinque del clan dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo si chiama Angelo Chianello, ha 43 anni e da oltre un mese sta riempiendo verbali su verbali, nella sua collaborazione con i magistrati di due Direzioni distrettuali antimafia: quelle di Palermo e di Milano. Chianello e' stato trasferito dal carcere dell'Ucciardone all'insaputa dei familiari, che in questo modo hanno appreso della sua scelta e in gran parte se ne sono dissociati.
I prossimi congiunti del neopentito, che nel frattempo ha anche revocato l'incarico al proprio legale di fiducia, sono stati trasferiti in localita' protetta. La notizia e' stata confermata in ambienti giudiziari. Dopo Francesco Franzese, Antonino Nuccio, Gaspare Pulizzi e Andrea Bonaccorso, Chianello e' il quinto collaborante del mandamento dei Lo Piccolo, ormai a pezzi. Secondo quanto si e' appreso, Chianello sta concentrando le proprie informazioni ai pm sul versante delle estorsioni e soprattutto dei traffici di stupefacenti, che egli gestiva assieme allo zio Luigi Bonanno, sul territorio milanese.
Questa parte di inchiesta, di competenza della Procura del capoluogo lombardo, ha visto e vede ancor oggi la collaborazione tra i magistrati delle due Dda: il pm di Milano Ilda Boccassini, nel gennaio scorso, alla vigilia dell'esecuzione di provvedimenti cautelari riguardanti anche Chianello, era stata a Palermo per uno scambio di informazioni con i colleghi del pool coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo e composto da Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi. (AGI) -
I prossimi congiunti del neopentito, che nel frattempo ha anche revocato l'incarico al proprio legale di fiducia, sono stati trasferiti in localita' protetta. La notizia e' stata confermata in ambienti giudiziari. Dopo Francesco Franzese, Antonino Nuccio, Gaspare Pulizzi e Andrea Bonaccorso, Chianello e' il quinto collaborante del mandamento dei Lo Piccolo, ormai a pezzi. Secondo quanto si e' appreso, Chianello sta concentrando le proprie informazioni ai pm sul versante delle estorsioni e soprattutto dei traffici di stupefacenti, che egli gestiva assieme allo zio Luigi Bonanno, sul territorio milanese.
Questa parte di inchiesta, di competenza della Procura del capoluogo lombardo, ha visto e vede ancor oggi la collaborazione tra i magistrati delle due Dda: il pm di Milano Ilda Boccassini, nel gennaio scorso, alla vigilia dell'esecuzione di provvedimenti cautelari riguardanti anche Chianello, era stata a Palermo per uno scambio di informazioni con i colleghi del pool coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo e composto da Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi. (AGI) -
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26.4.08
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Montag, April 07, 2008
Siziliens langer Abschied vom „pizzo“
Palermo - Als die Mafia im Herbst 2004 das erste Mal an seine Tür klopfte, folgte Giuseppe Catanzaro noch ihren Forderungen. 25.000 Euro sollte er zahlen, sonst werde seine Familie Probleme bekommen, erinnert sich der junge Unternehmer aus der Kleinstadt Agrigente im westlichen Sizilien. Catanzaro übergab das Geld in einem Umschlag an einen Boten, er hatte Angst. Sechs Monate später versuchte die Mafia erneut, Schutzgeld zu erpressen. Dieses Mal weigerte Catanzaro sich aber und ging zur Polizei. Bis heute haben die Behörden in dem Fall elf Verdächtige ermittelt, derzeit stehen sie vor Gericht. >>>
Dienstag, März 18, 2008
Mafia: Grasso, Contro Il 'Pizzo' Un Passo In Avanti
(AGI)Roma, 18 mar. - I commercianti a Palermo iniziano ad ammettere di essere vittime del racket della mafia, di pagare il "pizzo" e scattano le prime manette. Per il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso questo e' sicuramente "un fatto positivo e nuovo. I commercianti - afferma Grasso all'Agi - hanno iniziato a confermare di essere stati vittime del 'pizzo' mafioso. Prima, c'era chi addirittura, per non dispiacere all'organizzazione, anche dinanzi all'evidenza dei fatti negava, prendendosi una condanna per favoreggiamento. Insomma e' un grosso passo avanti". Si puo' parlare di svolta? E' cauto Grasso, prima di cantare vittoria, afferma "aspettiamo qualcosa di piu': che ci sia una spontanea denuncia, piuttosto che la conferma di qualcosa. Dobbiamo avere speranza, cercando di guardare la realta'. C'e' ancora tanta strada da percorrere".
Freitag, Februar 22, 2008
Schatz der Mafia, Sicily, Sizilien, Sicilia
«Schatz» der Mafia entdeckt
Villen, Konten und ein Einkaufszentrum
Die italienische Polizei hat auf Sizilien Mafia-Vermögen im Wert von 150 Millionen Euro beschlagnahmt. Die Ermittler hätten den «Schatz» der inhaftierten Chefs der sizilianischen Cosa Nostra, Bernardo Provenzano und Salvatore Lo Piccolo, gefunden, teilte die Präfektur in Palermo mit.
Die beiden Mafia-Bosse hatten die Besitztümer den Angaben zufolge über einen Strohmann laufen lassen. Zu den beschlagnahmten Gütern gehören demnach mehrere Luxusvillen, fünf Unternehmen, ein riesiges Einkaufszentrum und eine Feriensiedlung. Ausserdem hätten die Ermittler mehrere Bankkonten mit insgesamt 1,5 Millionen Euro konfisziert, hiess es.
Auch Strohmann hinter Gittern
Provenzano war im April 2006 nach 40-jähriger Fahndung gefasst worden. Sein Nachfolger Lo Piccolo ging der Polizei im vergangenen November ins Netz. Der eingesetzte Strohmann, Andrea Impastato, sitzt ebenfalls seit 2002 hinter Gittern.
Mit der Beschlagnahmung gelang den Ermittlern ein weiterer Schlag gegen das organisierte Verbrechen: Erst vor zwei Wochen hatten Polizisten auf Sizilien und in den USA bei gross angelegten zeitgleichen Razzien insgesamt 74 mutmassliche Mafiosi festgenommen.
Villen, Konten und ein EinkaufszentrumDie italienische Polizei hat auf Sizilien Mafia-Vermögen im Wert von 150 Millionen Euro beschlagnahmt. Die Ermittler hätten den «Schatz» der inhaftierten Chefs der sizilianischen Cosa Nostra, Bernardo Provenzano und Salvatore Lo Piccolo, gefunden, teilte die Präfektur in Palermo mit.
Die beiden Mafia-Bosse hatten die Besitztümer den Angaben zufolge über einen Strohmann laufen lassen. Zu den beschlagnahmten Gütern gehören demnach mehrere Luxusvillen, fünf Unternehmen, ein riesiges Einkaufszentrum und eine Feriensiedlung. Ausserdem hätten die Ermittler mehrere Bankkonten mit insgesamt 1,5 Millionen Euro konfisziert, hiess es.
Auch Strohmann hinter Gittern
Provenzano war im April 2006 nach 40-jähriger Fahndung gefasst worden. Sein Nachfolger Lo Piccolo ging der Polizei im vergangenen November ins Netz. Der eingesetzte Strohmann, Andrea Impastato, sitzt ebenfalls seit 2002 hinter Gittern.
Mit der Beschlagnahmung gelang den Ermittlern ein weiterer Schlag gegen das organisierte Verbrechen: Erst vor zwei Wochen hatten Polizisten auf Sizilien und in den USA bei gross angelegten zeitgleichen Razzien insgesamt 74 mutmassliche Mafiosi festgenommen.
es tut sich was in Sizilien
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Donnerstag, Februar 14, 2008
Terrasini / Palermo
Il comune di Terrasini si costituira' parte civile nel processo ai boss mafiosi palermitani Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Lo ha deciso il sindaco Girolamo Consiglio per 'tutelare l'immagine della citta' in tutte le sedi giudiziarie' dopo avere appreso che il covo dei due latitanti, per circa sei anni, e' stata una villetta situata nel territorio di Terrasini.
nicht weit von uns entfernt, auf dem Weg zum Supermarkt, hatte ein Mafiaboss seinen Wohnsitz...
1 Million 500 Tausend Pflanzen Cannabis beschlagnahmt
angebaut auf 5 Hektar Land in San Giuseppe Jato
(AGI) - Palermo, 14 feb. - Un milione e mezzo di piante di marijuana sono state scoperte e sequestrate in provincia di Palermo dai carabinieri nel corso di un'indagine durata un anno e sfociata ora in sei ordini di custodia cautelare emessi dalla Dda. Le coltivazioni di droga sono state individuate tra San Giuseppe Jato, San Cipirello e Monreale. I sei indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. L'indagine e' stata coordinata dal sostituti procuratori Francesco Del Bene e Roberta Buzzolani e dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone. -
angebaut auf 5 Hektar Land in San Giuseppe Jato
(AGI) - Palermo, 14 feb. - Un milione e mezzo di piante di marijuana sono state scoperte e sequestrate in provincia di Palermo dai carabinieri nel corso di un'indagine durata un anno e sfociata ora in sei ordini di custodia cautelare emessi dalla Dda. Le coltivazioni di droga sono state individuate tra San Giuseppe Jato, San Cipirello e Monreale. I sei indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. L'indagine e' stata coordinata dal sostituti procuratori Francesco Del Bene e Roberta Buzzolani e dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone. -
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14.2.08
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Die Mafia verliert an Macht
Die Ländereien der Paten werden ans Volk verteilt. Eine Chance für die jungen Arbeitslosen Siziliens
Nach San Giuseppe Jato fährt man nicht einfach so. Zu klein, zu hässlich, zu abgelegen. Ein Straßendorf mit unverputzten Häusern, einer Kirche, ein paar Bars, vor denen auf Plastikstühlen lauter alte Männer sitzen, auf ihren Köpfen das Produkt der einzigen Firma am Ort: eine Schirmmütze, die coppola. In diesem Herbst ist die coppola schwer in Mode, auf dem Flughafen von Palermo wird sie in einer eigenen Boutique verkauft, an Touristinnen aus dem Norden. In San Giuseppe Jato tragen sie die Hirten, die ihre Rinderherden auf die Weiden unter den schroffen, kahlen Hügeln treiben.
Palermo ist eine halbe Stunde Autofahrt entfernt und doch eine andere Welt. Hier, hinter den Bergen, wo Italien, wo Europa zu Ende ist, lebt man für sich, und es gelten andere Gesetze. Das Wort coppola ist mit cupola verwandt – und Letzteres bezeichnet die »Regierung« der Mafia.
Doch welche Macht hat die Mafia noch?
Ende Juli habe eines seiner Weizenfelder gebrannt, sagt Gianluca Faraone. »Solche Dinge passieren. Es könnte auch ein Zufall sein.« Faraone zieht die Luft ein. »Aber es war wohl keiner.« Das Feld brannte am Todestag des Richters Paolo Borsellino, der 1992 bei einem Mafia-Attentat ums Leben gekommen war. So waren die Flammen auch ein Zeichen dafür, dass die Mafia ihre Macht so leicht nicht hergeben will. Dass sie auch im Italien des Jahres 2004 noch Einfluss auf dem Land sucht. Und dass sie sieht, dass genau dieser Einfluss schwindet.
Als das Feld brannte, feierten Faraone und seine Kooperative Placido Rizzotto gerade ein Fest an einem symbolischen Ort. Genauer: in einem Versteck des Mafia-Paten Giovanni Brusca.
Brusca, das ist einer dieser Namen, der Italien noch heute erschauern lässt. Ein mammasantissima, ein furchtbarer Mafioso. Brusca drückte 1992 den Knopf für die Dynamitzündung beim Anschlag auf den Richter Giovanni Falcone, und er verwandelte die Autobahn vor Palermo mit 350 Kilo Sprengstoff in eine wüste Kraterlandschaft. Falcone, seine Frau und drei Leibwächter starben, es war der Auftakt zu einer Serie von Morden und Attentaten, mit denen die alte Mafia endgültig zur terroristischen Vereinigung mutierte, die mit dem Staat nicht länger Kooperation suchte, sondern Krieg. Auch bei dem Mord an Borsellino war Brusca mit von der Partie.
Brusca pflegte seine Feinde in Salzsäure aufzulösen. Er herrschte in San Giuseppe Jato. Jahrelang wurde der Ort von Soldaten des Heeres kontrolliert, als handele es sich um eine Besatzungszone. 17 Bruscas stehen noch heute im Telefonbuch, aber der Clanchef Giovanni ist inzwischen hinter Gittern zum Kronzeugen konvertiert. Seine Felder werden von Gianluca Faraone und seinen Kollegen bestellt, aus einem seiner Häuser haben sie einen agriturismo gemacht, eine Herberge mit drei Zimmern, Stahlküche und großer Diele. Gefördert mit EU-Mitteln.
Seit fast drei Jahren existiert die Cooperativa Placido Rizzotto. Nach und nach hat der italienische Staat ihr 220 Hektar Land anvertraut. Mafia-Land, das einmal den Bruscas, den Riinas, den Genoveses und anderen Familien der Cosa Nostra gehörte.
Seit 1996 existiert ein Gesetz, das dem Staat die Beschlagnahmung von Mafia-Vermögen erlaubt. Seither wechselten in Sizilien, Kampanien, Kalabrien und Apulien zahllose Felder und Wohnungen, Geschäfte und Laggerräume die Besitzer. In der Villa des Paten Rosario Marino Mannoia befindet sich heute ein Mutter-Kind-Heim, in einer Wohnung des Bosses Giovanni Bontate ist die Vereinigung der Organspender untergebracht. In Rom wurde aus einer Mafia-Villa an der Via Appia Antica das Haus der Jazzmusik. Einem Unternehmer aus Palermo, der als »Verwalter« für den Superpaten Totò Riina entlarvt wurde, nahm der Staat zehn Betriebe und 185 Wohnungen ab, der Gesamtwert: 200 Millionen Euro.
Etwa 4000 Mafia-Güter sind vom Staat beschlagnahmt – aber erst die Hälfte wird auch neu genutzt. Die zuständige Behörde in Rom nennt das »administrative Schwierigkeiten«. Politiker vor Ort werden deutlicher: In manchen Wohnpalästen trauten sich die Priester nicht einmal, den Ostersegen zu spenden, sagt der frühere Präsident der Provinz Neapel, Amato Lamberti. »Dort regiert die Camorra.« Neapels Mafia-Organisation verteidigt ihren Besitz mit Zähnen und Klauen.
»Der Camorra-Clan Gionta bewohnt ein Mietshaus, das längst vom Staat konfisziert worden ist«, sagt Lamberti. »Die Behörden wollen dort eine Schule einrichten, ein Jugendzentrum. Aber das wagt keiner! Ich bin einmal hingegangen, gemeinsam mit einem Kameramann vom Fernsehen. Die Bewohner haben uns angegriffen und mir den Arm gebrochen. Die Polizei war dabei, schaute zu und griff nicht ein. Später sagten sie zu mir: Presidente, warum suchen Sie auch immer Ärger?«
Auf den Feldern der Cooperativa Placido Rizzotto wachsen Weizen und Wein, Tomaten und Melonen. Zehn Hektar Korn sind bei dem Brand im Juli verloren gegangen. Die Kooperative wird von jungen Agraringenieuren geführt, der 29-jährige Gianluca Faraone ist ihr Chef. Alle sind Sizilianer, die auf der Insel bleiben wollten, anstatt zu gehen, wie die meisten Akademiker. Gut die Hälfte der unter 35-Jährigen in der Provinz Palermo ist arbeitslos.
»Wir sind geblieben, und wir arbeiten von morgens um fünf bis abends um neun«, sagt Antonio Castro. Tomaten soll er verkaufen, deren Saft eigentlich in Flaschen gefüllt werden sollte. Aber dann platzte der Vertrag mit dem Abfüller. Nun sitzt die Kooperative auf Tomaten, die so reif sind, dass man sie nicht mehr auf die Großmärkte des Nordens karren kann.
Sie bestellen ihre Felder ohne einen Tropfen Wasser, denn Wasser für die Landwirtschaft gibt es nicht in San Giuseppe Jato – obwohl sich genügend Wasserläufe durch die Gegend schlängeln und unterhalb des Ortes der Fluss Jato sogar einen kleinen Stausee bildet. Doch auch auf Siziliens Wasserleitungen, die auf dem Weg zum Verbraucher 40 Prozent des Wassers verlieren, hat die Mafia ihren Daumen. »Der Regen im Frühling muss uns reichen«, sagt Antonio Castro. Die Kooperative produziert nach den Regeln der biologischen Landwirtschaft und hat erst in diesem Jahr eine alte, halb vergessene Melonensorte wieder angebaut, in Zusammenarbeit mit der Slow-Food-Bewegung, die Italiens traditionelle Lebensmittel schützt. Eine kleine Pasta-Fabrik im nahe gelegenen Corleone stellt aus dem Hartweizenmehl der Placido Rizzotto Nudeln her. Seit 1850 gibt es die Fabrik in Corleone, bevor die Kleinstadt zu einem Synonym für die Mafia wurde. »Deshalb ist es so wichtig, dass gerade hier etwas Neues entsteht«, sagt Gianluca Faraone. Die Pasta trägt den Namen Libera Terra, freies Land. weiter>>>Quelle:die Zeit
Söhne und Töchter der Stadt: Giovanni Brusca Anfuehrer der sizilianischen Mafia
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Die Mafia verliert an Macht
Die Ländereien der Paten werden ans Volk verteilt. Eine Chance für die jungen Arbeitslosen Siziliens
Nach San Giuseppe Jato fährt man nicht einfach so. Zu klein, zu hässlich, zu abgelegen. Ein Straßendorf mit unverputzten Häusern, einer Kirche, ein paar Bars, vor denen auf Plastikstühlen lauter alte Männer sitzen, auf ihren Köpfen das Produkt der einzigen Firma am Ort: eine Schirmmütze, die coppola. In diesem Herbst ist die coppola schwer in Mode, auf dem Flughafen von Palermo wird sie in einer eigenen Boutique verkauft, an Touristinnen aus dem Norden. In San Giuseppe Jato tragen sie die Hirten, die ihre Rinderherden auf die Weiden unter den schroffen, kahlen Hügeln treiben.
Palermo ist eine halbe Stunde Autofahrt entfernt und doch eine andere Welt. Hier, hinter den Bergen, wo Italien, wo Europa zu Ende ist, lebt man für sich, und es gelten andere Gesetze. Das Wort coppola ist mit cupola verwandt – und Letzteres bezeichnet die »Regierung« der Mafia.
Doch welche Macht hat die Mafia noch?
Ende Juli habe eines seiner Weizenfelder gebrannt, sagt Gianluca Faraone. »Solche Dinge passieren. Es könnte auch ein Zufall sein.« Faraone zieht die Luft ein. »Aber es war wohl keiner.« Das Feld brannte am Todestag des Richters Paolo Borsellino, der 1992 bei einem Mafia-Attentat ums Leben gekommen war. So waren die Flammen auch ein Zeichen dafür, dass die Mafia ihre Macht so leicht nicht hergeben will. Dass sie auch im Italien des Jahres 2004 noch Einfluss auf dem Land sucht. Und dass sie sieht, dass genau dieser Einfluss schwindet.
Als das Feld brannte, feierten Faraone und seine Kooperative Placido Rizzotto gerade ein Fest an einem symbolischen Ort. Genauer: in einem Versteck des Mafia-Paten Giovanni Brusca.
Brusca, das ist einer dieser Namen, der Italien noch heute erschauern lässt. Ein mammasantissima, ein furchtbarer Mafioso. Brusca drückte 1992 den Knopf für die Dynamitzündung beim Anschlag auf den Richter Giovanni Falcone, und er verwandelte die Autobahn vor Palermo mit 350 Kilo Sprengstoff in eine wüste Kraterlandschaft. Falcone, seine Frau und drei Leibwächter starben, es war der Auftakt zu einer Serie von Morden und Attentaten, mit denen die alte Mafia endgültig zur terroristischen Vereinigung mutierte, die mit dem Staat nicht länger Kooperation suchte, sondern Krieg. Auch bei dem Mord an Borsellino war Brusca mit von der Partie.
Brusca pflegte seine Feinde in Salzsäure aufzulösen. Er herrschte in San Giuseppe Jato. Jahrelang wurde der Ort von Soldaten des Heeres kontrolliert, als handele es sich um eine Besatzungszone. 17 Bruscas stehen noch heute im Telefonbuch, aber der Clanchef Giovanni ist inzwischen hinter Gittern zum Kronzeugen konvertiert. Seine Felder werden von Gianluca Faraone und seinen Kollegen bestellt, aus einem seiner Häuser haben sie einen agriturismo gemacht, eine Herberge mit drei Zimmern, Stahlküche und großer Diele. Gefördert mit EU-Mitteln.
Seit fast drei Jahren existiert die Cooperativa Placido Rizzotto. Nach und nach hat der italienische Staat ihr 220 Hektar Land anvertraut. Mafia-Land, das einmal den Bruscas, den Riinas, den Genoveses und anderen Familien der Cosa Nostra gehörte.
Seit 1996 existiert ein Gesetz, das dem Staat die Beschlagnahmung von Mafia-Vermögen erlaubt. Seither wechselten in Sizilien, Kampanien, Kalabrien und Apulien zahllose Felder und Wohnungen, Geschäfte und Laggerräume die Besitzer. In der Villa des Paten Rosario Marino Mannoia befindet sich heute ein Mutter-Kind-Heim, in einer Wohnung des Bosses Giovanni Bontate ist die Vereinigung der Organspender untergebracht. In Rom wurde aus einer Mafia-Villa an der Via Appia Antica das Haus der Jazzmusik. Einem Unternehmer aus Palermo, der als »Verwalter« für den Superpaten Totò Riina entlarvt wurde, nahm der Staat zehn Betriebe und 185 Wohnungen ab, der Gesamtwert: 200 Millionen Euro.
Etwa 4000 Mafia-Güter sind vom Staat beschlagnahmt – aber erst die Hälfte wird auch neu genutzt. Die zuständige Behörde in Rom nennt das »administrative Schwierigkeiten«. Politiker vor Ort werden deutlicher: In manchen Wohnpalästen trauten sich die Priester nicht einmal, den Ostersegen zu spenden, sagt der frühere Präsident der Provinz Neapel, Amato Lamberti. »Dort regiert die Camorra.« Neapels Mafia-Organisation verteidigt ihren Besitz mit Zähnen und Klauen.
»Der Camorra-Clan Gionta bewohnt ein Mietshaus, das längst vom Staat konfisziert worden ist«, sagt Lamberti. »Die Behörden wollen dort eine Schule einrichten, ein Jugendzentrum. Aber das wagt keiner! Ich bin einmal hingegangen, gemeinsam mit einem Kameramann vom Fernsehen. Die Bewohner haben uns angegriffen und mir den Arm gebrochen. Die Polizei war dabei, schaute zu und griff nicht ein. Später sagten sie zu mir: Presidente, warum suchen Sie auch immer Ärger?«
Auf den Feldern der Cooperativa Placido Rizzotto wachsen Weizen und Wein, Tomaten und Melonen. Zehn Hektar Korn sind bei dem Brand im Juli verloren gegangen. Die Kooperative wird von jungen Agraringenieuren geführt, der 29-jährige Gianluca Faraone ist ihr Chef. Alle sind Sizilianer, die auf der Insel bleiben wollten, anstatt zu gehen, wie die meisten Akademiker. Gut die Hälfte der unter 35-Jährigen in der Provinz Palermo ist arbeitslos.
»Wir sind geblieben, und wir arbeiten von morgens um fünf bis abends um neun«, sagt Antonio Castro. Tomaten soll er verkaufen, deren Saft eigentlich in Flaschen gefüllt werden sollte. Aber dann platzte der Vertrag mit dem Abfüller. Nun sitzt die Kooperative auf Tomaten, die so reif sind, dass man sie nicht mehr auf die Großmärkte des Nordens karren kann.
Sie bestellen ihre Felder ohne einen Tropfen Wasser, denn Wasser für die Landwirtschaft gibt es nicht in San Giuseppe Jato – obwohl sich genügend Wasserläufe durch die Gegend schlängeln und unterhalb des Ortes der Fluss Jato sogar einen kleinen Stausee bildet. Doch auch auf Siziliens Wasserleitungen, die auf dem Weg zum Verbraucher 40 Prozent des Wassers verlieren, hat die Mafia ihren Daumen. »Der Regen im Frühling muss uns reichen«, sagt Antonio Castro. Die Kooperative produziert nach den Regeln der biologischen Landwirtschaft und hat erst in diesem Jahr eine alte, halb vergessene Melonensorte wieder angebaut, in Zusammenarbeit mit der Slow-Food-Bewegung, die Italiens traditionelle Lebensmittel schützt. Eine kleine Pasta-Fabrik im nahe gelegenen Corleone stellt aus dem Hartweizenmehl der Placido Rizzotto Nudeln her. Seit 1850 gibt es die Fabrik in Corleone, bevor die Kleinstadt zu einem Synonym für die Mafia wurde. »Deshalb ist es so wichtig, dass gerade hier etwas Neues entsteht«, sagt Gianluca Faraone. Die Pasta trägt den Namen Libera Terra, freies Land. weiter>>>Quelle:die Zeit
Söhne und Töchter der Stadt: Giovanni Brusca Anfuehrer der sizilianischen Mafia
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Freitag, Februar 08, 2008
Dutzende Mafiosi in New York und Sizilien verhaftet
Dutzende Mafiosi in New York und Sizilien verhaftet
Rom - Grossschlag gegen die Mafia: Der italienischen Polizei ging am Donnerstag bei Neapel mit Vincenzo Licciardi ein führender Camorra-Boss ins Netz. Gleichentags wurden in New York und auf Sizilien dutzende mutmassliche Mafia-Leute verhaftet.
Der Camorra-Boss Licciardi wurde am im Beisein seiner Ehefrau in einem kleinen Haus in Cuma verhaftet. Der 42-jährige gehörte zu den 30 meistgesuchten Verbrechern Italiens. Der für Ermittlungen gegen die Mafia zuständige Staatsanwalt Piero Grasso sprach von einem «erneuten Schlag» gegen die Camorra-Clans, die sich im Norden Neapels bekriegen. Im Zuge des Konflikts wurden schon Dutzende Menschen auf offener Strasse getötet. Licciardi war seit 2004 auf der Flucht. Seit dem Tod seines Bruders Gennaro im Jahr 1994 leitete er den mächtigen Familienclan der neapolitanischen Mafia und kontrollierte damit den Drogenhandel in mehreren Vierteln der Stadt.
Licciardi war seit 2004 auf der Flucht.
54 Festnahmen in New York
In New York und in Siziliens Hauptstadt Palermo führten die italienische und die US-amerikanische Polizei die Aktion «old bridge» (alte Brücke) durch. Die der gross angelegten gemeinsamen Razzia verhafteten sie dabei 74 mutmassliche Mafiosi. Allein in New York gingen den Beamten 54 Mitglieder und Verbindungsleute der Gambino-Familie ins Netz. Den Verdächtigen würden insgesamt sieben Morde sowie andere Verbrechen zur Last gelegt. Unter den Festgenommenen waren den Angaben zufolge auch «bedeutende» Mafia-Mitglieder. Parallel lief der Einsatz auch in der sizilianischen Hauptstadt Palermo. Dort fasste die italienische Polizei nach eigenen Angaben 20 Verdächtige. Quelle:
Rom - Grossschlag gegen die Mafia: Der italienischen Polizei ging am Donnerstag bei Neapel mit Vincenzo Licciardi ein führender Camorra-Boss ins Netz. Gleichentags wurden in New York und auf Sizilien dutzende mutmassliche Mafia-Leute verhaftet.
Der Camorra-Boss Licciardi wurde am im Beisein seiner Ehefrau in einem kleinen Haus in Cuma verhaftet. Der 42-jährige gehörte zu den 30 meistgesuchten Verbrechern Italiens. Der für Ermittlungen gegen die Mafia zuständige Staatsanwalt Piero Grasso sprach von einem «erneuten Schlag» gegen die Camorra-Clans, die sich im Norden Neapels bekriegen. Im Zuge des Konflikts wurden schon Dutzende Menschen auf offener Strasse getötet. Licciardi war seit 2004 auf der Flucht. Seit dem Tod seines Bruders Gennaro im Jahr 1994 leitete er den mächtigen Familienclan der neapolitanischen Mafia und kontrollierte damit den Drogenhandel in mehreren Vierteln der Stadt.
Licciardi war seit 2004 auf der Flucht.
54 Festnahmen in New York
In New York und in Siziliens Hauptstadt Palermo führten die italienische und die US-amerikanische Polizei die Aktion «old bridge» (alte Brücke) durch. Die der gross angelegten gemeinsamen Razzia verhafteten sie dabei 74 mutmassliche Mafiosi. Allein in New York gingen den Beamten 54 Mitglieder und Verbindungsleute der Gambino-Familie ins Netz. Den Verdächtigen würden insgesamt sieben Morde sowie andere Verbrechen zur Last gelegt. Unter den Festgenommenen waren den Angaben zufolge auch «bedeutende» Mafia-Mitglieder. Parallel lief der Einsatz auch in der sizilianischen Hauptstadt Palermo. Dort fasste die italienische Polizei nach eigenen Angaben 20 Verdächtige. Quelle:
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